In merito alla vicenda della Solsonica S.p.A. di Rieti, a seguito di una visita che ho effettuato venerdì 26 febbraio, ho depositato un’interrogazione Parlamentare ( http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/12340&ramo=CAMERA&leg=17 ) che chiede al Ministro di competenza di riaprire il tavolo di vertenza a livello nazionale per valutare nuovamente la questione ed evitare in tutti i modi che si perda forza occupazionale nello stabilimento.

Come chi segue la vicenda già saprà, il rischio è che con l’acquisizione della Solsonica S.p.A. da parte di GALA tech, circa 130 operai potrebbero perdere il lavoro.

Il piano di acquisizione firmato ai tavoli del MISE in presenza delle OO. SS. prevede che GALA Tech applichi il diritto di precedenza degli operai già assunti da Solsonica in caso di assunzioni, ma non prevede nessun obbligo di assunzione.

Il problema è grave e causato oltre che dallo stato di crisi che vive il nostro Paese ormai da alcuni anni, anche da certe politiche scellerate dell’Esecutivo che se da una parte sguinzaglia i suoi uomini sul territorio per annunciare prese di posizione in difesa dei lavoratori, a livello centrale attua scelte che vanno nella direzione contraria.

Come ad esempio quelle prese nel cosiddetto Dl competitività del 2014 che ha rimodulato retroattivamente le tariffe incentivanti al fotovoltaico di fatto togliendo soldi al settore che di conseguenza subisce un’ulteriore crisi, nonostante a tutti siano note le potenzialità che potrebbero avere le energie rinnovabili nel nostro Paese!

A tutto ciò aggiungiamo che di recente, all’interno del provvedimento cosiddetto mille proroghe, si è approvato un ampliamento della riforma sulla tariffa elettrica che oltre ai privati coinvolge anche il reparto industriale agricolo e artigianale, e che disincentiva tutti quegli interventi di efficientemento energetico e autoproduzione di energia da fonti rinnovabili che avrebbero dovuto essere il nostro pilastro di una politica industriale energetica.

Un ringraziamento va al gruppo locale Meetup Amici di Beppe Grillo "Grilli Parlanti di Rieti" per avermi girato l'interesse per gli operai sopra indicati e la collaborazione per la stesura del testo della mia interrogazione.

LORO non si arrenderanno mai… NOI neppure!

Rieti, 23.03.2016

Portavoce Movimento 5 Stelle

Deputato Massimiliano Bernini

 

Meetup Amici Beppe Grillo

Grilli Parlanti di Rieti

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Lo avevamo promesso durante la conferenza stampa del 16 Aprile 2014 e lo abbiamo fatto, ovvero stiamo seguendo passo passo i lavori inerenti la riqualificazione delle piazze Cesare Battisti e Vittorio Emanuele in corso di esecuzione nell’ambito dei P.L.U.S. (Piano locale urbano di sviluppo).

Riporta la data del 05.02.2015 l’interrogazione a risposta scritta presentata al  MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITA' CULTURALI E DEL TURISMO a firma del portavoce alla Camera dei Deputati Massimiliano Bernini (e co-firmatari Stefano Vignaroli, Federica Daga, Marta Grande, Alessandro Di Battista, Massimo Enrico Baroni, Luca Frusone http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_17/showXhtml.Asp?idAtto=31233&stile=7&highLight=1&paroleContenute=%27INTERROGAZIONE+A+RISPOSTA+SCRITTA%27 ) e riguardante la valorizzazione dei reperti archeologici rinvenuti durante i lavori.

Sono venuti alla luce dei resti di mura romane, realizzate in opus reticolatum, tecnica costruttiva in uso nell'antica Roma, specialmente nel periodo repubblicano fino all'età augustea, alla base del quale sono state scoperte anche parti di un pavimento a mosaico; sono stati rinvenuti inoltre altri reperti di origine incerta oltre alla sommità di una cisterna per l’accumulo di acqua verosimilmente dei primi del ‘900.

Il Comune di Rieti ha richiesto alla Soprintendenza una consulenza che stabilisca il valore di quanto ritrovato e dal giorno della scoperta ad oggi sono avvenuti diversi sopralluoghi al fine di concordare con la stessa Soprintendenza le modalità di conservazione e l'eventuale valorizzazione di quanto rinvenuto e le modalità di prosecuzione dei lavori nel cantiere.
Gli interroganti ritengono che una così importante scoperta, quale quella di strutture di epoca romana, potrà dare un maggior senso allo stesso P.L.U.S. (piano locale urbano di sviluppo), riportandolo alla sua vocazione originaria. Infatti, la valorizzazione di questi reperti archeologici, patrimonio della collettività, attraverso eventuali e opportune varianti al progetto originario, oltre ad essere un vanto per la città e per i cittadini, potrà favorire lo sviluppo del turismo verso Rieti.

Non valorizzare adeguatamente questa testimonianza delle antiche civiltà che abitavano quei luoghi, sarebbe un atto di intollerabile miopia e disinteresse nei confronti delle comunità che abitano la zona e che potrebbero ricevere, da una oculata promozione e dallo sfruttamento del patrimonio storico, un'irripetibile occasione in termini di crescita del territorio e sviluppo economico ed occupazionale.

Pertanto con l’interrogazione suddetta si chiede al Ministero competente:

-       se non ritenga, unitamente alle iniziative intraprese dalla Soprintendenza, di dover promuovere ogni azione possibile per valorizzare il patrimonio che sta affiorando nel sito di piazza Vittorio Emanuele II e piazza Cesare Battisti a Rieti, come nei futuri lavori di rifacimento delle altre piazze in programma Plus;

-       quali iniziative intende assumere perché questo rilevante patrimonio archeologico abbia un'adeguata tutela e sia elemento di attrazione turistica e possibilità occupazionale; 

-       se, alla luce dei ritrovamenti, non ritenga opportuno promuovere nella zona reatina una campagna di scavi per riportare alla luce tutti i resti della civiltà romana sepolti e non ancora ritrovati e valorizzare, in seguito, quell'inestimabile patrimonio con azioni mirate a creare un indotto turistico e un'economia adeguata all'importanza della scoperta.

Cordiali saluti.

LORO non si arrenderanno mai… NOI neppure!

Rieti, 09.02.2015

Meetup “Grilli Parlanti di Rieti”

Attivista Ugo Perotti

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“Mentre il progresso impone le sue regole invadendo lo spazio e rimaneggiandolo come se non avesse memoria, entra in crisi il delicato, secolare rapporto fra uomo e paesaggio”. Così il Prof. Salvatore Settis nel suo libro “Paesaggio, costituzione e cemento” esprime efficacemente il rapporto disarmonico tra storia e progresso speculativo. Tale attitudine alla distruzione per l’interesse privato dei pochi è continuamente testimoniato dalle opere infrastrutturali spesso inutili e mal funzionanti.

Esempio fra tutti è la realizzazione di uno svincolo stradale, all’altezza del Km 113 200 della Salaria, abnorme per dimensioni, ad uso quasi esclusivo del piccolissimo comune di Micigliano (140 abitanti) in Provincia di Rieti. Attualmente la struttura incompleta risulta composta da soli 13 pilastri in cemento, distanti poche decine di metri dall’abbazia benedettina del X sec. Dc di Ss Quirico e Giulitta, fortemente voluta per sfuggire alle invasioni saracene.

Due grandi Vincoli Ambientali, ZPS e SIC (ZPS IT6020005 Monti Reatini – ZPS SIC IT 6020013 Gole del Velino), rientranti nel Programma Natura 2000 della Comunità Europea, circondano l’area in oggetto.

Nonostante ciò la Soprintendenza della Provincia di Rieti, in sede di conferenza dei servizi, autorizza la realizzazione della struttura viaria, per poi successivamente applicare la procedura di vincolo, secondo l’articolo 12 del D.lgs. 42/2004 quale vincolo puntuale e indiretto su tutta l’area interessata. Ma l’opera ormai in via di realizzazione finisce al TAR Lazio in un contenzioso tra Anas e Ministero dei beni e delle attività culturali che considera la Tutela superiore a qualunque azione costruita. Pertanto Il TAR impone il ripristino dei luoghi; da quest’obbligo emerge un nuovo stolto tentativo di raggirare la legge. Vengono scaricati migliaia di mc di inerti per riempire i vuoti creati dallo scempio in cemento con la pretesa di ricreare un ambiente collinare. Un’abbazia ricca di preziose reliquie e testimonianze storiche che aveva resistito ai saraceni, ai normanni, a un incendio, stava per soccombere alla malapolitica dell’Italia dei giorni nostri.

Tutte queste ragioni hanno spinto il Portavoce 5 Stelle alla Camera dei deputati, Alberto Zolezzi, a esporre il Question Time, presso l’VIII commissione Ambiente, per sapere dal “Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, se, alla luce delle numerose criticità riportate in premessa, considerato che il sito è stato dichiarato di importante interesse culturale attraverso l’apposizione di un vincolo di tutela diretta e indiretta, non ritenga opportuno […] avviare il procedimento per la reintegrazione del bene monumentale nel sito tutelato paesaggisticamente ed il ripristino dei luoghi (articolo 160 del decreto legislativo n. 42 del 2004) al fine di attenuare la gravità del danno e ricondurre l’assetto dell’area alla situazione originaria, compatibile con la tutela e la valorizzazione dell’Abbazia.

La risposta del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti risulta chiara e inesorabile: “Tra le soluzioni proposte dall’ANAS per mitigare l’inserimento dell’opera nel contesto ambientale, è stata prescelta d’intesa con tutti gli Enti interessati […] quella che prevede la sostituzione dello svincolo di Micigliano su piani sfalsati in viadotto, con una rotatoria dotata di adeguati rami stradali su rilevato, da realizzarsi il più lontano possibile dall’abbazia. Inoltre, è stata prevista le demolizione delle parti d’opere già costruite incompatibili con la nuova soluzione e la realizzazione di nuovi percorsi ciclo-pedonali, con la sistemazione di aree a verde”.

Continuando il Ministro precisa che “i lavori relativi  allo svincolo […] prevedono anche la rimozione degli inerti provenienti dallo scavo della galleria S.Quirico …”

 

Lieti che il governo, questa volta, abbia saputo riportare il buon senso in ordine ai precetti dell’art. 9 della costituzione ricordandosi che “la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”, Aspettiamo e controlliamo che i termini indicati nella risposta siano rispettati e gli impegni quanto prima realizzati.

 

Rieti, 17.01.2015

 

 

d i   A n g e l o   C A P O B I A N C O

in collaborazione con i Grilli Parlanti di Rieti.

 

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Lo svincolo di Micigliano nasconde alla vista l’antica abbazia dei Santi Quirico e Giuditta: per questo i Parlamentari del Movimento 5 Stelle, Zolezzi, Terzoni, Busto, De Rosa, Segoni, Micillo e Daga hanno depositato l’interrogazione al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo e al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.

L’interrogazione dei parlamentari pentastellati è stata depositata, come scritto nella stessa:

“per sapere se, alla luce delle numerose criticità riportate in seguito, considerato che il sito è stato dichiarato di importante interesse culturale attraverso l’apposizione di un vincolo di tutela diretta e indiretta, i Ministri interrogati, per le proprie competenze, non ritengano opportuno, sentiti gli enti coinvolti, accertare l’ottemperanza alle prescrizioni di tutela indiretta, al fine di evitare che sia compromessa l’integrità del bene e «ne sia danneggiata la prospettiva o la luce o ne siano alterate le condizioni di ambiente e di decoro» ad avviare il procedimento per la reintegrazione del bene monumentale nel sito tutelato paesaggisticamente ed il ripristino dei luoghi al fine di attenuare la gravità del danno e ricondurre l’assetto dell’area alla situazione originaria, compatibile con la tutela e la valorizzazione dell’Abbazia”.

Di seguito tutte le criticità individuate :

  • al chilometro 113 200 della SS4 – Salaria si ergono 13 piloni in cemento realizzati allo scopo di collegare attraverso uno svincolo, il nuovo tratto stradale della Salaria con la strada che porta al comune di Micigliano in provincia di Rieti. L’attuale opera per imponenza e caratteristiche copre completamente alla vista l’Abbazia benedettina di SS. Quirico e Giulitta, del X secolo, distante circa trenta metri dal nuovo impianto infrastrutturale;
  • il medievalista Tersilio Leggio, assessore alla cultura della Provincia di Rieti, scriveva quanto segue sull’Abbazia dei Ss. Quirico e Giulitta di Micigliano (Rieti) nell’opuscolo «Il Museo diffuso», realizzato da Italia Nostra: «(…) nel territorio del comune di Micigliano, l’Abbazia altomedievale sorge nei pressi del greto del fiume, ed oggi dopo un lungo periodo di grave degrado, è in via di completa ristrutturazione. Le prime notizie del monastero risalgono alla seconda metà del secolo X, ma la sua fondazione è databile ai primi decenni del secolo, subito dopo le incursioni saracene che avevano incendiato e saccheggiato le chiese dell’area. (…) La perdita pressoché totale del cartario monastico lascia nell’ombra l’attività dei fondatori benedettini dell’Abbazia ma sicuramente questa ebbe un ruolo di grande rilievo nell’organizzazione territoriale dell’alta valle del Velino. Ai benedettini, infatti, va attribuita l’introduzione dei terrazzamenti che si dispiegano ancor oggi lungo le pendici diboscate dei monti della vallata»;
  • la zona per la sua rilevanza è sottoposta ad una serie di vincoli di carattere ambientale paesaggistico; l’Abbazia e il cantiere stradale sono a ridosso di due grandi aree ZPS-SIC (ZPS IT6020005 Monti Reatini ZPS SIC IT 6020013 Gole del Velino), distanti tra di loro poche centinaia di metri, e di una grande area ritenuta importante per l’avifauna. In essa si adagia l’Abbazia sottoposta a vincolo diretto e diffuso ai sensi del decreto legislativo 42/2004.
    Considerata l’importanza e singolarità dell’abbazia per le sue valenze monumentali e paesaggistiche, il comune di Micigliano negli anni del Giubileo si prodiga e ottiene i fondi per il restauro ed il rilancio turistico del monumento religioso; ma, con la legge obiettivo, si predispone un piano di adeguamento della piattaforma stradale proprio all’altezza dell’abbazia. L’opera ribattezzata «l’otto volante», per le estreme dimensioni, sproporzionate rispetto alle reali necessità del traffico locale, rientra nel più vasto progetto di riqualificazione di un tratto di 3 chilometri della Salaria funzionale alla rettifica dell’attuale impianto stradale. Il ministero delle infrastrutture e trasporti autorizzava i lavori che la società Anas appaltava all’impresa SAFAB s.p.a. in data 13 novembre 2007;
  • transitandovi, sono ben visibili i tredici piloni di cemento armato che si alzano al cielo a 30 metri dall’Abbazia di SS. Quirico e Giulitta, costata 3,5 miliardi di vecchie lire nel Giubileo 2000, per costruire, in zona protetta, uno svincolo a tre uscite per il comune a più bassa densità abitativa della provincia (140 abitanti);
  • così si legge nell’appello indirizzato il 1o luglio 2010 da Riccardo M. Menotti, geologo e ricercatore del CNR di Firenze, al Presidente della Repubblica «quale garante della costituzione che all’articolo 9 tutela il paesaggio ed il patrimonio storico ed artistico della nazione» al quale chiede «la sospensione dei lavori, la revisione del progetto ed il ripristino dello stato dei luoghi»;
  • contemporaneamente alla realizzazione delle opere di cantieristica e adeguamento stradale, si concludeva la verifica dell’interesse culturale, ai sensi dell’articolo 12 del decreto legislativo 42 del 2004, per l’apposizione del vincolo diretto all’Abbazia di Ss Quirico e Giulitta. Il Ministero dei beni culturali dava altresì avvio al procedimento per l’apposizione del vincolo paesaggistico, ai sensi dell’articolo 46 del decreto legislativo 42 del 2004, conclusosi poi con l’adozione del provvedimento di vincolo, datato 23 luglio 2010, con il quale veniva vietata ogni modifica dello stato dei luoghi;
  • nonostante il ricorso presentato al T.A.R. Lazio dalla Soc. Anas Spa contro il Ministero dei beni e le attività culturali (rg.n. 11137 del 2010), il 5 maggio 2010 viene emesso da parte della soprintendenza ai beni architettonici del Lazio nei confronti della SAFAB spa l’ordine di sospensione dei lavori e ripristino dello stato dei luoghi, ai sensi degli «articoli 28, 160, 169 del decreto legislativo n. 42 del 2004, indirizzata unitamente al Nucleo Tutela del Patrimonio culturale dei Carabinieri di Roma e Antrodoco»;
  • emerge da un’interrogazione a risposta scritta, presentata il 18 gennaio 2011 dall’On. Elisabetta Zamparutti (4-10436), che «l’amministrazione comunale di Micigliano (Rieti – sindaco Franco Nasponi nda.) il 7 aprile 2009 ed il 30 novembre 2009 aveva ricevuto il provvedimento di tutela ai sensi dell’articolo 46 del decreto legislativo n. 42 del 2004 per cui «era tenuta da quella data ad attenersi», «evidenzia che l’ente territoriale non ha ottemperato a quanto disposto con il primo avvio» e pertanto invitava «il Comando Carabinieri, quale postazione locale d’intervenire per rendere esecutiva la sospensione dei lavori e nel contempo si ordina il ripristino dello stato dei luoghi. S’inoltra al Comando Carabinieri Nucleo Tutela Patrimonio copia degli atti citati per l’attivazione di una procedura di controllo sulla grave inadempienza dell’amministrazione comunale»; nella Risoluzione in Commissione 7-00675 presentata il primo agosto 2011 l’Onorevole Zamparutti segnala che «la ditta beneficiata dell’appalto, Safab spa, è stata oggetto di un’ostativa antimafia dalla prefettura di Roma nel novembre 2009 ed il ricorso proposto avverso la citata informativa antimafia e i conseguenti recessi dai contratti è stato respinto dal T.A.R. Lazio – sezione 1-ter, con sentenza n. 3458 del 24 marzo 2011, depositata il 19 aprile 2011; recentemente, il 19 luglio 2011, Consiglio di Stato, sezione III, NR. 4360, ha respinto, come già il TAR, il ricorso della SAFAB, nuova società derivante dalla precedente dopo che tre amministratori e un dipendente, vennero estromessi perché arrestati, avverso le informative antimafia emanate nei suoi confronti dalla prefettura di Roma (n. 220406, 220617 e 22654 del 23 novembre 2010)»;
  • in un convegno del 5 maggio 2009 cui aderiscono Legambiente, Fai, WWF, Cai, Mountain Wilderness, ed Anisa (associazione nazionale insegnanti storia dell’arte), Italia Nostra propone un’alternativa per limitare i danni: un rettifilo con due semplici stop «a raso», il tutto con uno studio su popolazione, traffico e residenti realizzato dall’ingegnere Aldo Riggio docente di tecnica urbanistica a contratto dell’Università Tor Vergata di Roma, con l’intervento di Carlo Cecere ordinario d’ingegneria alla Sapienza di Roma;
  • da quanto stabilito dal TAR Puglia (Bari, Sez. III – 28 maggio 2009, n. 1274), la valutazione dell’incidenza sull’ambiente e sul paesaggio di ogni opera di urbanizzazione primaria non può essere limitata esclusivamente all’area su cui ricade l’intervento ma deve essere necessariamente riferita al complessivo contesto ambientale (ivi compreso lo skyline) entro cui l’opera si inserisce;
  • risulta ad oggi che non sia stata avviata alcuna opera di demolizione per il ripristino ambientale e paesaggistico. Le uniche operazioni di rilievo riguardano la copertura dei piloni in cemento con inerti ottenuti dallo scavo di una galleria distante pochi chilometri dallo svincolo in realizzazione. Tale operazione non può essere ritenuta congrua, visto che il riempimento della sopraelevazione condurrebbe, necessariamente, alla totale chiusura visiva dell’antica Abbazia.

(Fonte: http://www.rietilife.it/2014/08/05/svincolo-micigliano-i-deputati-del-m5s-presentano-uninterrogazione-parlamentare/)

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Lunedì 3 Febbraio 2014 è stata presentata un’interrogazione a risposta scritta (n. 4-03425) che ha visto come primo firmatario Massimiliano Bernini e co-firmatari Mannino Claudia, Sibilia Carlo e Parentela Paolo in collaborazione con il Meetup Amici di Beppe Grillo “Grilli parlanti di Rieti”, sul pagamento dei crediti per le popolazioni delle Valli del Salto e del Turano.

Destinatari del provvedimento sono stati : il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e il Ministero dell’economia e delle Finanze.

Di seguito il testo dell’interrogazione presentata:

“Con regio decreto del 12 luglio 1923 venne approvato il progetto degli invasi del Salto e del Turano nella provincia di Rieti;
i lavori che vennero affidati alla «Terni – Società per l'industria e l'elettricità», comportarono dal 1936 e il 1939 l'esproprio di terreni sottratti alla produzione agricola unica fonte di sostentamento di quelle zone montane, nonché la perdita di abitazioni, con prezzo di esproprio concesso di modesta entità;
la costruzione delle due dighe provocò l'inondazione e l'abbandono di interi paesi; il disciplinare che secondo il testo unico del regio decreto n. 1775 del 1933 avrebbe dovuto essere realizzato dal genio civile di Rieti e che avrebbe dovuto garantire i privati e i comuni, fu approvato dal Ministero dei lavori pubblici il 22 giugno 1950, più di dieci anni dopo la conclusione dell'opera stessa; in quegli anni la battaglia per ottenere equi o reali indennizzi da parte dell'Enel interessò tutto il Paese e nel 1955 nacque un forte movimento dei comuni rivieraschi d'Italia che, in materia, avanzò precise rivendicazioni; la vertenza dei comuni interessati si è protratta per decenni senza mai concludersi; nel frattempo vi è stata la privatizzazione dell'Enel e questa ha ceduto all'ENDESA i bacini del Salto e del Turano  
Si vuole sapere se i crediti che le popolazioni del Salto e del Turano avevano nei confronti dell'ENEL, siano transitati all'ENDESA;
se non si ritenga opportuno, anche in considerazione della partecipazione statale in Enel, acquisire ogni elemento utile su quanto su esposto al fine di porre positivamente fine a questa lunga e complessa vicenda, assumendo le iniziative di competenza per sbloccare finalmente il pagamento dei crediti per le popolazioni delle Valli del Salto e del Turano, che tanto hanno pagato per la costruzione degli invasi.” (Fonte: http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_17/showXhtml.Asp?idAtto=13556&stile=6&highLight=1 )


Chissà se a distanza di molti anni non si riesca a consegnare quanto dovuto a quelle terre e a quelle popolazioni colpite dalla prepotenza delle multinazionali del profitto, alle quali la politica e gli amministratori della nostra bella Italia e Provincia di Rieti, hanno lasciato sfruttare le nostre risorse naturali.

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